Brindisi

brindisi_castello_alfonsinoIl centro storico di Brindisi è ancora in parte confinato all’interno delle mura aragonesi, risalenti alla metà del XV secolo, modificati da Carlo V, che vi aggiunse dei Bastioni (torrioni strategici). 

Tra questi il Bastione San Giacomo, oggi restaurato, viene utilizzato per mostre e manifestazioni culturali, come anche il bastione attiguo a Porta Mesagne. Notevole e caratteristica è Porta Lecce anche lei sormontata e fiancheggiata da fortilizi e possenti bastioni.
Da vedere sono anche il Bastione di Levante ed il Torrione Inferno
Detto anche “Castello Grande” o “Castello di terra“, voluto nel 1227 da Federico II, come residenza fortificata, è così definito per distinguerlo  dall’altra fortezza posta a difesa del porto di Brindisi. Questo Castello Svevo, costruito con materiali derivanti dalle vecchie mura e dai monumenti cittadini in rovina, serviva come difesa dalle ostilità dei brindisini rimasti fedele ai Normanni e che mal sopportavano gli Svevi, contro i quali frequentemente si ribellarono.brindisi_castello_svevo Abbandonato dagli Spagnoli, il castello venne trasformato in penitenziario da Gioacchino Murat nel 1813 e, dal 1909, è utilizzato dalla Marina Militare.Il pericolo dell’invasione turca fu alla base della decisione di fortificare la città, di Ferrante d’Aragona nel 1481 con una rocca a guardia del porto. Dopo soli 4 anni, Alfonso duca di Calabria, trasforma il torrione in castello, da allora chiamatoCastello Aragonese o Alfonsino.
Nel 1558, iniziano i lavori di costruzioni del Forte (conosciuto come “Forte a Mare“) per impedire lo sbarco di truppe nemiche e il conseguente attacco al, castello. 
I lavori dell’imponente costruzione a forma di triangolo isoscele durarono circa 46 anni e compresero la realizzazione della darsena a chiusura parziale del precedente canale, del torrione circolare di “San Filippo” (lato porto) e di quello triangolare (lato mare). Le Colonne sono da sempre il simbolo della città di Brindisi. brindisi_porta_lecceConosciute, forse erroneamente, come simbolo del termine dell’antica via Appia, rappresentavano in realtà un riferimento portuale per i naviganti dell’epoca, erano decorate con foglie di acanto e dodici figure a mezzo busto, Giove, Nettuno, Giunone, Intride e otto Tritoni agli angoli. Delle due colonne gemelle originarie, realizzate dopo la metà del II secolo, con un marmo proveniente dalla Turchia, solo una è integra ed è costituita da otto rocchi, per un’altezza complessiva di di 18,74 metri ed è sormontata da un capitello, simile ad uno ritrovato presso le Terme di Caracalla a Roma. Sul basamento della colonna superstite, anch’esso in marmo bianco, è impressa un’iscrizione latina di età altomedioevale in cui si ricorda la ricostruzione di Brindisi del IX secolo per opera del bizantino Lupo Protospata.